Social network e lavoro: un candidato su tre scartato per ciò che pubblica - Intensive Program
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Social network e lavoro: un candidato su tre scartato per ciò che pubblica

Per coloro che ancora credono che Facebook ed Instagram siano la loro stanzetta privata ecco qualche numero, per correggere il tiro il prima possibile.

Vi presentereste ad un colloquio a petto nudo con una birra in mano mentre fate un gestaccio? Parlereste ad un colloquio di religione, di calcio in maniera aggressiva, di politica o altri argomenti che possano infastidire l’orientamento del vostro interlocutore?

Raccontereste esperienze, competenze, passioni o inclinazioni del tutto false, sapendo che la persona con la quale state sostenendo il colloquio avrà modo di scoprire la verità sui social?

C’è da augurarsi che la risposta sia no. Il problema è che – involontariamente – alla fine finisce proprio così. Molte persone non tengono in considerazione la variabile principe: i social network non sono uno spazio privato, ma una vetrina pubblica.

Una vetrina che restituisce l’immagine della vostra quotidianità. I recruiter – che di professione sono chiamati a stanare glorie, ma anche miserie, di una candidato – lo sanno perfettamente.

Nell’ambito di un colloquio, le persone tendono a dare risposte pre-confezionate che non sempre restituiscono propria la vera natura. Per questo motivo i recruitersi avvalgono sempre più spesso dei social per valutare o verificare i profili.

Le ricerca Universitaria

Adecco, tre anni fa, ha svolto una ricerca in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano,condotta a livello internazionale su 26 Paesi. La ricerca in Italia ha coinvolto 2.742 candidati e 143 recruiter.

E’ emerso che il 87% dei recruiter, ha dichiarato di aver escluso potenziali candidati dalla selezione, a causa di informazioni contenute sui social. Niente social per non sbagliare? Purtroppo questa soluzione non funziona.

Un dirigente su tre, secondo CareerBuilder, assume i candidati sulla base delle informazioni positive che hanno trovato online. I datori di lavoro sono stati più propensi a fare offerte ai candidati che: hanno qualifiche professionali sostenute sui social (42%); hanno un’immagine professionale positiva sui social (38%); possiedono una grande capacità di comunicazione (38%); dimostrano creatività (38%).

Non avere un ruolo nei social media è spesso interpretato come un non voler partecipare. Offre un segnale di chiusura, arroccamento, inflessibilità, incapacità di aprirsi alle nuove tendenze, pigrizia.

Senza considerare l’enorme valore aggiunto che rappresentano – una volta dimostrate le proprie competenze professionali – la curiosità, la flessibilità e la capacità di adattarsi ai cambiamenti verso i quali stiamo correndo.

Con Intensive Program gestiamo gli account di moltissimi professionisti che hanno capito quanto una buona comunicazione ed influenza sui social network possano fare la differenza nel mondo del lavoro.

Da mesi aiutiamo manager, imprenditori, personal trainer, consulenti, chef a creare il loro impero su Instagram grazie al nostro programma di crescita intensiva. Facciamo lo stesso per le aziende che hanno analoghi obiettivi.